5.28.2014

Valerio Piccolo all’evento “Il Luogo della Lingua festival”   
10401918 10203767362413863 9132618891669583923 nSono in fermenti i preparativi per la Nona edizione "Il Luogo della Lingua festival" a Capua.
La manifestazione a cura del direttore artistico Giuseppe Bellone, torna a far rivivere gli storici cortile dell'ex Libris-Palazzo Lanza dal 29 Maggio fino al 1 Giugno. Capua, città del Placito Capuano del 960, è uno dei documenti pergamenacei in volgare, che segna la nascita della lingua italiana. L'evento "Il Luogo della Lingua festival" è un approfondimento culturale, ma soprattutto una ricostruzione dell'identità storico-artistica del territorio.
Ci saranno appuntamenti letterari, cinematografici e musicali, concerti, mostre e degustazioni, ma non solo, anche visite guidate e drammatizzate nei monumenti simbolo del territorio. Molti ospiti presenti allieteranno le quattro serate.
Tra i musicisti, c'è la partecipazione di Valerio Piccolo, che debutterà il giorno 29 maggio alle ore 21.30 con il nuovo album Poetry. Compositore casertano, si divide tra Roma e New York, e vanta di una brillante carriera. Il suo ambizioso progetto, Poetry, in tour da pochi mesi nelle piccole librerie ed in background scelti con cura per regalare nuove emozioni. Piccolo non si esibisce in un concerto o in un reading, ma presenta uno spettacolo di doppia valenza artistica di prosa e musica, di attore e musicisti, uno scambio di stati d'animo. Poetry, pubblicato dall'etichetta Novunque, prodotto da Massimo Roccaforte, storico chitarrista di Carmen Consoli, si compone di nove brani firmati dai grandi scrittori americani Jonathan Lethem, Rick Moody e Ben Greenman, le poetesse Sarah Manguso e Meghan O'Rourke, e la cantautrice Suzanne Vega. Sarà uno spettacolo dalle mille sfumature, poiché la poesia americana contemporanea si trasforma in canzone italiana magistralmente tradotta e messa in musica da Valerio Piccolo.
Il Festival promosso dall'associazione Architempo con il sostegno dell'Ex Libris e della Biblioteca di Palazzo Lanza, con il patrocinio del Comune di Capua si avvale di numerose collaborazione del territorio.


5.25.2014

Gianluca Capozzi  Maleventum
GiaMaArt studio gallery
Vitulano (BN)

Gianluca Capozzi  Maleventum
GiaMaArt studio gallery
Vitulano, (BN)


5.22.2014


Personale di Paolo Bini alla galleria Casa Turese a Vitulano (Bn)


Personale di Paolo Bini alla galleria Casa Turese a Vitulano (BN).Paolo Bini (Battipaglia, 1984) è nel territorio beneventano con la personale “Paintings on Tape” allestita presso Casa Turese galleria d’arte contemporanea in Vitulano (BN), fino al 30 Settembre.
Giovane pittore, vanta di un percorso artistico lodevole. Dopo il suo soggiorno a Città del Capo nel mese di ottobre durante l’Artist Residence Project Italy-South Africa, Bini rientra in Italia carico di nuove emozioni, di incontri che lo hanno spinto a razionalizzare e a ricercare nuove materialità. A Casa Turese espone dodici lavori di piccolo, medio e grande formato. Le opere sintetizzano la continua ricerca e sperimentazione del suo linguaggio pittorico: fa risaltare “l’alter ego” attraverso i colori acrilici, pennellate rapide su strisce di carta gommata creando delle “panoramiche emozionali”. Egli poi, le sovrappone in senso orizzontale sulle tele di vario formato e dà origine ad un equilibrio cromatico che sprigiona un magnetismo tale da catturare l’emozione. C’è una continuità nei movimenti. Bini, plasma il colore creando delle semplici trasparenze, un passaggio obbligato, per definire poi, quelle piccole variazioni tonali che compongono nuovi percorsi emotivi. Egli, si relaziona solo con il paesaggio circostante, potenziale principio di creatività. L’artista non ha nessuna regola se non quella istintiva di identificarsi con un site-specific, la cui interazione con l’ambiente circostante stimola la sua visione del mondo. E’ con l’opera “Cromatismo emozionale in dialogo con il paesaggio”, di grande dimensione (cm125x250), che esprime la sua simbiosi: “bucando” lo scenario paesaggistico e proiettando l’osservatore, in pochi istanti, da una visione immaginaria alla realtà della natura.
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bini 004Bini, ha partecipato a numerose mostre, solo per ricordarne alcune:  Museo Casa Ariosto (Ferrara); Brink of the Ocean, Provenance House, Cape Town (Sud Africa);  MiArt (Milano);  SETUP Art Fair (Bologna); ARTour-o (Firenze); le sue opere sono nelle collezioni del Museo-FRAC di Baronissi (SA);  Ambasciata d’Italia a Cuba (L’Avana); Stellenbosch Modern Art Contemprary, (Sud Africa).
La mostra “Paintings on Tape” sarà visibile fino al 30 settembre 2014, per appuntamento presso Casa Turese galleria d’arte contemporanea, via Fuschi di Sopra, 64, Vitulano (BN).

5.19.2014

http://www.lobodilattice.com/press/paintings-tape-paolo-bini
http://www.lobodilattice.com/press/maleventum-gianluca-capozzi-artista-emergente-galleria
http://www.lobodilattice.com/press/frammenti-impertinenti-personale-bruno-donzelli





Maleventum di Gianluca Capozzi artista emergente presso GiaMaArt studio Contemporary art center 


maleventum 005E' stata inaugurata presso la galleria GiaMaArt studio Contemporary art center, in Vitulano (BN) la mostra personale Maleventum di Gianluca Capozzi a cura di Raul Zamudio.
Gianluca Capozzi, giovane artista emergente si avventura in un percorso semplice e lascia fiorire i concetti essenziali della vita.
E' il caos l'origine di tutto. Già nella mitologia greca il chaos è la personificazione del pre-cosmo, concepito come "il vuoto abissale" anteriore alla nascita del mondo.
E' quello che succede nel linguaggio pittorico di Capozzi. Il vuoto prima della nascita e la materializzazione dei suoi pensieri, che lentamente si evolvono attraverso pennellate veloci e cariche di emozioni, che annientano totalmente l'essenza dell'ordine predefinito di ogni struttura, ed implica la totale impossibilità di predire il risultato finale di qualsiasi evento.
Così come è avvenuto per le sorti di Maleventum.
La città trasformata da Maleventum, considerato di cattivo augurio, in Beneventum dopo la sconfitta di Pirro e i suoi elefanti nel 275 a. C. da parte dei romani. Una città sannitica, romana, longobarda ed infine pontificia. Benevento è la sintesi di avvenimenti sacri e profani, di intrighi e violenze dove il susseguirsi di eventi sono racchiusi sulle tele di Capozzi. Che sia ben chiaro, egli non rappresenta la storia di Benevento, ma il caos degli avvenimenti, l'ammasso di persone, le urla, il dolore, ogni qualvolta che ci si imbatte in un cambiamento. Ecco cosa è successo: Capozzi, è riuscito a cogliere in un momento di disordine, la pura vena espressiva di una mera definizione del mondo; l'impatto sfuggevole, il disaggio, la confusione che si vive nel tempo e diventa il comune denominatore dell'umanità. Non c'è nulla di concreto, né sulle sue tele e né nella vita, solo macchie sparse su di una superficie legate da un collante che designa un sistema dinamico, suscettibile dall'imprevedibilità e dall'evoluzione degli eventi. Capozzi, è "un sistema caotico" in cui è impossibile presagire, ma è dotato di eleganza, anche se l'ordine non è predefinito nasconde una struttura perfettamente comprensibile, ed egli è consapevole che l'equilibrio non è altro che uno stato di quiete del corpo.
La mostra sarà visibile dal Martedì al Sabato dalle 16.00 alle 20.00 per appuntamento presso la galleria GiaMaArt studio, via Iadonisi, 32, Vitulano (BN).
“Frammenti Impertinenti“ di Bruno Donzelli

1622643 10202218689923381 664204667 ndonzelliArterrima Contemporary House Gallery in Caserta, presenta sabato 5 aprile alle ore 19.00 la mostra dell’artista napoletano Bruno Donzelli “Frammenti Impertinenti”.
Artista di fama nazionale ed internazionale, domina la scena artistica da più di quarant’anni ed è stato protagonista di numerose mostre allestite nelle più belle città del mondo.
Dopo una lunga assenza da Caserta, Donzelli ritorna con una personale organizzata in uno spazio privato, una scelta alternativa, dopo la grande mostra antologica presso la Reggia di Caserta nel 2000, e successivamente, nel 2006 al sito Reale Belvedere di San Leucio (ce). Egli propone le sue opere nel cuore della città per fare vivere, ancora una volta, magnifiche emozioni. Non è casuale la scelta della location, un site-specific, poiché l’intimità e la familiarità del luogo è il connubio perfetto per dare risalto alle sue opere e invitando il pubblico ad un incontro informale con l’arte. La mostra è caratterizzata da venticinque opere di piccole dimensioni realizzate per l’occasione, il nuovo formato si contrappone alle cinque tele di grandi superficie provenienti dall’esposizione realizzata nel 2012 al Pan, (Palazzo delle Arti di Napoli).
La sua prima personale, risale nel 1962 alla galleria del Fiorino a Firenze, giovanissimo con la voglia di emergere, Donzelli, si incammina verso un mondo che sarà poi la sua vita, l’arte di vivere con ironia le Avanguardie artistiche del ‘900. E’ un vissuto in “Movimento”. Si propone pungente dinanzi ai grandi artisti del passato, le sue tele fanno rivivere incontri, dialoghi immaginari con personaggi dell’arte, reinterpreta e “violenta” con cromie vivaci ciò che per lui sono state le correnti artistiche del XX secolo.
Egli gioca e sa giocare, le sue tele nascondono un linguaggio complesso, oltre all’apparenza di forme insolite e colori vivaci, sono racchiuse parole ed espressioni artistiche adattate a nuovi “usi”, ed è questo il segreto della sua arte.
Come si può non apprezzare un artista che riesce a coniugare con un tocco di classe il passato in una nuova visione?
Le opere proiettano attraverso colori brillanti e forme giocose, il concetto di arte nell’arte.
Donzelli svela ribellioni, sperimentazioni, oscillazioni e interessi che hanno caratterizzato un’epoca ma che contestualmente rappresenta la sua trasgressione verso il nuovo mondo.
Fermenti Impertinenti”, sarà inaugurata il 5 aprile alle ore 19.00 presso Arterrima Contemporary House Gallery Corso Trieste 167a Caserta e resterà aperta fino al 18 maggio.
"Il cacciatore di bolle" mostra personale di Vincenzo Cosenza


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Guardando le opere di Vincenzo Cosenza, mi è sembrato di leggere la grande opera di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto”. Un viaggio nell’introspezione del tempo.
Il tempo perduto non deve essere considerato come un tempo passato che non ritorna, ma deve essere inteso come un tempo da ricercare e da scoprire, dove l’essenza pura della vita gioisce nel suo essere ritrovata nella purezza dell’infanzia. 
La mostra personale dell‘artista napoletano Vincenzo Cosenza in “ Cacciatore di Bolle”, a cura di Simona Barucco, presso la galleria “La casa di Schiele “ in Benevento gestita da due validi artisti Igor Verrilli e Sara Cancellieri, nasce su un progetto ideato e prodotto dalla galleria GiaMaArt studio diretta da Gianfranco Matarazzo.
Cosenza piace, perché mette in risalto attraverso il suo linguaggio pittorico ciò che per lui è la vita: una continua ricerca del sapere. Il sapere come meraviglia, come stimolo ad andare avanti e non fermarsi mai. Ogni punto di arrivo rappresenta un nuovo punto di partenza, il movimento continuo, il moto dell’anima, della coscienza e della conoscenza. Fermarsi è perdere l’attimo di uno stimolo ed è come rinunciare ad una nuova consapevolezza.
Cosenza interpreta il tutto attraverso il volto puro, non ancora contaminato da preconcetti e da paure che violentano quotidianamente le anime degli “adulti”, di quella ingenuità spontanea di andare oltre le apparenze dove la curiosità approda su nuove derive. Il timone appartiene solo e sempre al bambino, ed è il protagonista indiscusso delle sue opere, ma non è inteso come ritratto figurativo, ma è colui che si nasconde in ognuno di noi. Cosenza riesce a materializzarlo attraverso la sua pittura monocromo, buttandolo sul nuovo supporto di tavola incartata, utilizzando pigmenti in polvere, nastro adesivo, acquerello, acrilici per dar vita ad espressioni sempre diverse. Il bimbo ha occhi penetranti che bucano l’anima, ha facce interrogative per dire: continuiamo? … ho finito e adesso? … voglio sapere …. voglio conoscere … voglio crescere verso la libertà. La morte del vecchio apprendimento fa nascere nell’immediato la curiosità di una nuova esperienza ed è questo fine che genera la crescita del sapere. Proust diceva: “ In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri”. Cosenza applica questo principio al suo linguaggio pittorico, attraverso il Cacciatore di bolle, invita a colui che senza età e senza tempo, ma solo con la purezza dell’anima, ad andare oltre. Lui si immerge in questo viaggio della riscoperta, percorre un nuovo inizio ogni volta che “scoppia una bolla di sapone”, consapevole dell’infinita delicatezza e fragilità di essa, cosciente di quei pochi secondi di consanguineità tra l’evento e il tempo che racchiude l’attimo in cui muore e nasce la conoscenza. L’artista vive il suo istante con la sensibilità di un bimbo, capisce che la vita va vissuta intensamente, da ogni punto di vista, poiché ogni attimo è una pura meraviglia … è il miracolo che si compie.
La mostra personale di Vincenzo Cosenza “Cacciatore di bolle”, inaugurata il 15 marzo resterà aperta fino al 12 aprile presso la galleria “La casa di Schiele” in via San Gaetano, Benevento.
Concerto di beneficenza di Fausto Mesolella al Teatro della Pace 

Sabato 15 marzo presso il Teatro della Pace in Macerata Campania (Ce) alle ore 20.00 si esibirà Fausto Mesolella in Guitar live concert.
L'evento organizzato dal parroco Don Girolamo servirà per la raccolta fondi per una casa di accoglienza di Macerata Campania che attualmente versa in condizioni disperate.
fausto mesolella 087"Essere presenti sul territorio vuol dire creare le condizioni per viverci con dignità" dichiara Fausto Mesolella, conosciuto a livello mondiale per la sua musica.
Protagonisti indiscusso, Mesollela e la sua Sanguinaria, l'amica di sempre, daranno vita ad una serata di beneficenza di grande profondità emotiva, si ascolteranno i brani che hanno segnato il cammino dell'artista, che hanno fatto vivere momenti unici, che hanno accompagnato il vissuto di ogni uomo. Saranno l'eleganza e la semplicità dell'anima, elementi essenziali, attraverso i quali si potranno percepire le vibrazioni di questa immensa arte.
Fausto Mesolella, grande chitarrista, ma anche autore, arrangiatore, produttore nonché esponente del gruppo Avion Travel, un uomo che ha vissuto e vive per la musica e trasmette la sua grande umanità non solo attraverso le composizioni, ma soprattutto, con la presenza viva ad eventi nati per una giusta causa, iniziando dalla sua Terra, un richiamo che risponde sempre con entusiasmo.
In un momento difficile, dove l'egoismo trasborda, unirsi a uomini pronti a tendere la mano a chi vive in condizioni difficili è il gesto più significativo che ognuno di noi può fare, non ci vuole molto, a volte basta poco per rendere felici a chi ne ha bisogno. Lo spettacolo è un segnale semplice e forte, perché sarà una serata piena di note da condividere.
L'ingresso al concerto è di 5.00€, si potrà acquistare presso la biglietteria del Teatro della Pace, Casalba di Macerata Campania (ce).
Massimo Rao, il realismo magico della sua pittura.



Massimo Rao, il realismo magico della sua pittura.Perdersi davanti alle opere di Massimo Rao è come attraversare un mondo surreale dove ogni sogno è un’emozione che colora l’anima. Questo succede durante la visita alla Pinacoteca Comunale allestita due anni fa nella città natale dell'artista, San Salvatore Telesino (Bn). Sono circa 65 opere, tra cui disegni, acquerelli, incisioni, olii, generosamente concessi in comodato d'uso da parte di amici, rispettando il valere di Klaus Romen compagno di vita e di lavoro di Massimo Rao. Esposta in quattro sale della pinacoteca, la raccolta racchiude una piccola parte della produzione artistica, che va dalla seconda metà degli anni Settanta fino alla prima metà degli anni Novanta del Novecento. Scomparso prematuramente a soli 46 anni, Massimo Rao è stato un pittore figurativo che ha saputo con grande sensibilità mescolare non sol sulla tavolozza, ma soprattutto nella sua anima, gli stili e i linguaggi pittorici diversi. Vittorio Sgarbi ha scritto di lui: Rao è rinascimentale, barocco, neoclassico e romantico, indifferentemente e sempre con talento. Artista solitario. Si racchiudeva in luoghi dove il silenzio e la quiete erano i padroni del suo tempo, lontano dalla città e dalla vita frenetica. Rao visse per un lungo periodo a San Vincenzo, in Umbria, in un casolare in pietra, tra le rose e le piante che amava coltivare. Non frequentava ambienti artistici di tendenza, nessuna moda, lui era la sua essenza e gli bastava circondarsi solo di cose belle per entrare in stretto contatto col suo mondo interiore. Frequentava molto i musei e rimaneva incantato dai grandi artisti e ne subiva sicuramente il loro fascino: un'influenza che istaurava col suo IO, una partenza visionaria per dare spunto a figure mistiche racchiuse in uno spazio atemporale. Ma ciò non toglie che Rao è stato un personaggio eclettico, a trecentosessanta gradi, ubriaco della vita. Le sue figure seducono. I suoi personaggi sono e non sono. Incarnano il tempo. Uomini asessuali. Senza età. Sguardi silenziosi che bucano l'anima. Creature nate dalla sue mani che accompagnano il viaggio terreno in una realtà onirica. Ama la Luna. Protagonista indiscussa delle sue opere. Simbolo della divinità femminile e cosmica. La Madre del Cosmo. L'Universo racchiuso in un simbolo enigmatico. Massimo Rao è il pittore della Luna. La sua indole di uomo e di artista si esaltava attraverso il disegno. L'urgenza di disegnare, avere il contatto fisico con il supporto materiale per svelare quello che il suo spirito gli dettava, velocità di esprimere e poi ricercatezza quasi maniacale della perfezione del segno. E' questo ha contraddistinto il suo linguaggio pittorico. Non è facile avvicinarsi alla pittura di Rao, bisogna spogliarsi dalle proprie convinzioni mettendo  l'anima nuda davanti alla sue opere, per capire che la vita è solo un viaggio silenzioso e di incontri fuggevoli. Forse è anche altro? Solo attraverso il percorso presso la Pinacoteca, si possono captare le sfumature di questo grande artista del XX secolo che ha saputo donare a tutti noi una piccola parte di sé. La Pinacoteca Massimo Rao può essere visitata tutti i giorni su prenotazione tel. 0824.948820 - cell.330911640, mentre la II e la IV domenica di ogni mese l'apertura è dalle 15.00 alle 20.00 per informazioni info@massimorao.it  www.massimorao.it
Ingresso gratuito



“Iside Contemporanea” al Museo Arcos





20131227-110758.jpgPerché io sono la prima e l’ ultima/Io sono la venerata e la disprezzata/Io sono la prostituta e la santa/Io sono la sposa e la vergine/Io sono la madre e la figlia/Io sono le braccia di mia madre/Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli/Io sono la donna sposata e la nubile/Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito/Io sono la consolazione dei dolori del parto/Io sono la sposa e lo sposo/E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità/o sono la Madre di mio padre/Io sono la sorella di mio marito/Ed egli è il mio figliolo respinto/Rispettatemi sempre/Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica. Inno a Iside, III- IV sec. a. C., rinvenuto a Nag Hammadi, in Egitto.”
“Iside Contemporanea” è la mostra inaugurata il 22 dicembre 2013 presso il museo d’arte contemporanea ARCOS, in Benevento, curata dal direttore artistico Ferdinando Creta. L’idea del progetto nasce proprio dalla presenza della mostra permanente ‘Iside la Scandalosa e la Magnifica’ all’interno del Museo Arcos, un’intera sala è dedicata alla dea, Signora di Benevento: l’imperatore Domiziano fece erigere nella città un tempio in suo onore tra l’88 ed l’89 d.C. con materiali provenienti direttamente dall‘Egitto, ed è considerata da molti studiosi la dea egizia della magia, poiché, durante la sua venerazione ha dato vita alla leggenda delle Janare, ove il sacro e il blasfemo ha regnato per secoli nella città di Benevento.
Iside, è ricordata nella mitologia egizia, come colei che ha recuperato e assemblato le parti del corpo di Osiride, fratello-sposo, riportandolo in vita, e per questo è associata alla magia ed all’oltretomba, oltre a generare il figlio Huros. Ma Iside ha aiutato a civilizzare il mondo, ha istituito il matrimonio, ha insegnato alle donne le arti domestiche, ed ha inventato il sistro. E’ di origine celeste ed è associata alla regalità, ma è soprattutto la dea della maternità e della fertilità.
La mostra “Iside Contemporanea” è la risposta della donna di oggi al culto della donna antica, il dialogo fra l’antico e il moderno, fra il sacro e il profano, la forza di essere, il potere della sottomissione, fino ad arrivare alla profanazione delle inibizioni. Si compie attraverso la presenza di trentatré giovani artiste provenienti da tutto il territorio nazionale, che, partendo dalle proprie radici culturali, si insinuano in un mondo antico, misterioso ed enigmatico della donna, della femmina e della madre, facendo emergere mille visioni, dalla fragilità alla forza di essere donna, alla consapevolezza della vita, al potere della propria fertilità. Le opere di grande carica emotiva accompagnano il visitatore lungo il percorso, ove si avverte il potere di Lei in tutte le sue sfaccettature.
Ci si imbatte nelle opere di: Alice Olimpia Attanasio, Silvia Beltrami, Elisa Bertaglia, Claudia Bianchi, Desideria Burgio, Sara Cancellieri, Lucilla Candeloro, Linda Carrara, Sabrina Casadei, Sonia Ceccotti, Marisa Ciardiello, Mary Cinque, Corina Elena Cohal, Martina Di Trapani, Debora Garritani, Marilisa Giordano, Agnese Guido, Giuliana Iannotti, Rosaria Iazzetta, Miriam Iervolino, Cristina Iotti, Arianna Lion, Savina Lombardo, Daniela Montanari, Ester Negretti, Virginia Panichi Donati, Eliana Petrizzi, Sam Punzina, Michela Ezekiela Riba, Sara Rizzo, Milena Sgambato, Vania Elettra Tam, Elisabetta Trevisan.
E’ l’accettazione di un analisi interiore che le giovani artiste compiono. Ognuna poi, utilizza tecniche diverse e sottolineano col proprio linguaggio artistico il temperamento di chi ha la consapevolezza di essere, poiché in ogni donna si nasconde ciò che la dea incarna la “Scandalosa e la Magnifica”. Misticamente offuscato il mito di Iside dalle donne artiste, la mostra è la sintesi dell’esigenza dell’introspezione come riflessione dell’anima umana, sprigionando quella energia femminile che incatena il continuum fra il culto isiaco e quello della donna contemporanea … poiché il principio è donna.
L’evento è promosso dalla Provincia di Benevento, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Campania e della Camera di Commercio di Benevento, oltre alla concreta partecipazione di sponsor privati del territorio ormai sensibili alle sollecitazioni culturali del Museo Arcos.
La mostra “Iside Contemporanea” sarà possibile visitarla fino al 2 marzo 2014 dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 18.00, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, Lunedì chiuso, presso Museo ARCOS in Benevento.
Territorio Indeterminato. Mostra Antologica del Maestro Gianni De Tora a Benevento


20131203-121217.jpgLa terza tappa della mostra antologica dedicata al Maestro Gianni De Tora, Territorio Indeterminato, esponente dell’astrattismo geometrico e co-fondatore del gruppo Geometria e Ricerca, sarà presentata giovedì 5 Dicembre alle ore 16, negli spazi della Rocca dei Rettori, presso l’Aula Consiliare della Provincia di Benevento. E’ un progetto ambizioso, suddivisa in quattro tappe, che racchiude il percorso artistico di Gianni De Tora. Il titolo della mostra nasce da un sua opera su carta del 1981, scoperta per caso tra i suoi disegni. “Quando i viventi avevano finalmente determinato il proprio territorio, la propria casa, il proprio benessere… avevano costruito grandi grattacieli con ogni comodità…avevano sottratto lo spazio agli oppressi, conservando in poderosi forzieri grandi ricchezze…avevano comprato l’immortalità… ma la terra tremò e tutti, uomini, animali e cose scomparvero…rimase soltanto un grande, immenso, metafisico TERRITORIO INDETERMINATO….da ricostruire”. Parole taglienti, ma anche un messaggio di speranza per ricostruire un mondo nuovo distrutto dall’uomo stesso, dal quale ripartire. De Tora scomparso nel 2007, lascia una missiva di speranza e di apertura verso le nuove generazioni. La mostra non è solo un omaggio alle sue opere, ma rappresenta l’incipt di una nuova cultura, basata sulla crescita intellettuale di grande spessore delle nuove generazioni di artisti, critici, uomini. Pertanto, gli organizzatori hanno ritenuto doveroso mantenere vivo questo dialogo verso le nuove leve, invitando il giovane critico d’arte napoletano Stefano Taccone (un cui contributo è inserito nel catalogo della mostra) per l’individuazione di 4 giovani artisti contemporanei.
Vincenzo Frattini, Salvatore Manzi, Nunzio Figliolini e Neal Peruffo, sono stati scelti per interagire con le opere di De Tora, ognuno esprimendosi con il proprio linguaggio ed elaborando opere inedite.
Nunzio Figliolini sarà protagonista di questo fitto dialogo con l’Arte di De Tora nella tappa beneventana.
Territorio Indeterminato è sviluppato su quattro differenti mostre, dislocate in quattro città diverse che rappresentano i luoghi-chiave della vita e della ricerca di De Tora. La partenza è stata la città di adozione, Napoli, nelle sale dell’Università degli Studi ‘Suor Orsola Benincasa’, sono state esposte opere del periodo astratto-geometrico degli anni ’70; la seconda tappa è stata Caserta, luogo di nascita, sono state esposte presso le sale del Palazzo Reale le opere del periodo post-geometrico-segnico degli anni ’80; la terza tappa, è Benevento, l’artista ha avuto un legame forte con la città e la provincia, nelle sale della Rocca dei Rettori, saranno presentate le opere degli anni ’90 e installazioni ambientali; per finire, l’ultima mostra si terrà nella meravigliosa Biblioteca Angelica in Roma. Saranno esposte nella sala le opere degli anni 2000 da “Il Sole 2000” alle pittosculture in ferro e legno.
In ogni tappa sarà presente, la LILT Lega Italiana Lotta Tumori, che parteciperà con i propri volontari all’evento. Come da desiderio delle eredi del maestro, ‘Territorio Indeterminato’ sostiene le attività della LILT, che ha assistito la famiglia De Tora negli ultimi mesi di vita dell’artista.
Nel corso del vernissage beneventano interverranno: Aniello Cimitile, Commissario Straordinario della Provincia di Benevento, Elio Galasso, storico dell’arte, già Direttore del Museo del Sannio, Tiziana De Tora, figlia dell’artista, Stefano Taccone, critico d’arte, Nunzio Figliolini, artista di giovane generazione che, con i suoi lavori, dialogherà con le opere di De Tora.
Il vernissage sarà arricchito da un live-set-concerto del Fabrizio Fedele Trio e in contemporanea si svolgerà una degustazione di beverages a cura di Slow Tour Campi Flegrei, e una degustazione-food d’autore firmata da Pietro Parisi, lo ‘chef contadino’.
La mostra gode del Patrocinio del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storico-artistici ed Etnoantropologici per le Province di Caserta e Benevento, della Biblioteca Angelica di Roma, dell’Università degli Studi ‘Suor Orsola Benincasa’ di Napoli, dell’AMACI -Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea d’Italia-, della Regione Campania, della Provincia di Benevento e del Comune di Napoli.
La mostra resterà aperta fino a venerdì 20 dicembre (lunedì, mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 17.30; martedì e giovedì dalle 10.30 alle 14.30; chiuso sabato e domenica).
La prima mostra personale in Italia di Sofia Ruiz Ugalde



20131018-175409.jpgLa Galleria d’arte Contemporanea, GiaMaArt, presenta sabato 19 ottobre, alle ore 19.00, la mostra personale di Sofia Ruiz Ugalde “ON &OFF, nada es real”.
Sofia Ruiz Ugalde, artista emergente è tra i vincitori della seconda edizione del Premio ORA.
La sua carriera è ricca di numerosi premi e riconoscimenti internazionali: dall’America Latina agli Stati Uniti, ha partecipato ai progetti dal The Mosan Art Museum nella Corea del Sud al Palais de Tokyo a Parigi. In Italia, ha scelto la galleria GiaMaArt, per proporre, con una sua prima personale, un compendio della sua ricerca improntata sul sottile confine tra reale e irreale. La mostra, a cura di Carolina Lio, presenterà una serie di lavori pittorici tra i più recenti della giovane artista Costaricana.
Una serie di ritratti di bambini reali in contesti irreali, velati da un’atmosfera dolcemente angosciosa. Per Sofia Ruiz Ugalde la pittura è : ”per me l’atto del dipingere è come avere un diario, perché un sacco di elementi autobiografici emergono sempre”. Il suo linguaggio pittorico è legato ai ricordi dell’infanzia, ad un ambiente familiare e allo studio della psicanalisi di Freud e Lacan. l’artista non denuncia gli aspetti o i disagi personali, le malattie mentali o le situazioni di disadattamento, ma un fenomeno sociologico molto più vasto, collegato ad una disumanizzazione diffusa negli ambienti umani. Il reale stesso che ha perso di realtà, come sostiene la stessa artista: “è come se il nostro ambiente avesse perso spontaneità, emotività e profondità. Proviamo la sensazione onirica dell’essere distaccati da quello che ci circonda, le cose sembrano meno reali di quello che dovrebbero essere, è tutto un sogno o un incubo”. La sua continua ricerca non si ferma sulla falsa normalità degli ambienti familiari, ma va oltre, allarga il discorso all’intera società. Spiega il curatore della mostra Carolina Lio: “L’anormalità che ci parla, che ci sussurra, dalle sue opere, esce fuori da ritratti apparentemente sereni e canonici, persino dolci. Eppure qualcosa ci inquieta, come una nota stonata che non si riesce a identificare. Una nota glaciale, che stride nei sottofondi algidi e neutri, senza contesto e quindi irreali, che immediatamente interrompono il flusso umano del soggetto. Una gelatina densa di freddezza aleggia nei quadri e richiama a quella disumanizzazione che la nostra società ha sposato. Il senso di irrealtà di cui l’artista ci parla non è tanto nella mente quanto nella vita e la mente, cercando una spiegazione, si perde e soffre quella che l’artista stessa chiama dissociazione e de realizzazione: l’individuo non si riconosce nel suo ambiente, la sua propria umanità non trova corrispondenza nei consumi sociali e perde contatto con il mondo”.
I Segni di Angelo Casciello




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“Il tempio dei segni” è la mostra di Angelo Casciello, presso il Museo Arcos in Benevento.
La mostra, inaugurata lo scorso 26 luglio, ha riscosso un gran successo lanciando un forte segnale al mondo dell’arte. Angelo Casciello, di origine salernitane, è tra i più affermati artisti campani, esordisce nel mondo dell’arte nel 1977 e nel 1979 realizza una mostra personale a Napoli nell’ambito della rassegna della Nuova Creatività nel Mezzogiorno, promossa dal gallerista Lucio Amelio.
Da allora, la sua carriera è stata solo in ascesa. Angelo Casciello interpreta lo spazio espositivo del Museo Arcos, Il suo linguaggio artistico è dominato dal segno. Il disegno-segno assume connotati simbolici, profani e mistici. Le sue sculture diventano creature scolpite nello spazio, il cui legame è tipico di chi vuole creare le condizioni per andare oltre il visibile, perciò coinvolge e sconvolge i significati profondi della sua poetica, principio essenziale in cui si nasconde il mistero dell’esistenza.
Pittore e scultore, Casciello racconta in un luogo ricco di storia, il percorso di un popolo, il cui passato è intrinseco nel presente, dove credenze popolari di streghe e magia hanno caratterizzato avvenimenti, dove uomini illustri hanno dato sapore a vicende memorabili con intrighi e violenze. L’artista ha un forte legame con il territorio beneventano, una terra enigmatica e a volte impenetrabile. Ecco, sfonda con il segno, lascia la traccia di un percorso. Le sculture nere si stagliano con violenza contro le bianche pareti del Museo Arcos, lo spazio è calibrato, c’è ritmo, si percepisce armonia e si respira un sottile equilibrio sopra la follia. Sono i segni di Angelo Casciello, sono usciti con veemenza e hanno rotto il silenzio di un’antica architettura, che ancora oggi, domina la città di Benevento.
La mostra a cura di Ferdinando Creta, resterà aperta fino 15 Novembre 2013.

I colori di Vastano in mostra al Citylife


20131011-111631.jpgMimmo Vastano, attore e pittore d’avanguardia, performer, nasce artisticamente nel 1978, aderendo al movimento artistico culturale Punk. Il Punk è una corrente che si diffonde nel 1976 nella società inglese e ben presto domina tutta la scena culturale europea. Il Punk è letteratura, musica, design, moda, danza, pittura, scultura, in una sola parola, il Punk è arte.
Vastano è legato alla sperimentazione del mondo dell’arte. Il suo linguaggio pittorico negli anni ha subito notevoli cambiamenti, perché si sa, i movimenti artistici sono sempre in fermento, si fondono dando vita a nuove forme, mutano, si evolvono, si influenzano a vicenda, sono legati tra loro in un continuum spazio temporale, culturale. Così come la musica ha sempre influenzato l’arte, l’arte ha sempre influenzato la musica, la musica è arte. Uno dei più grandi insegnamenti viene proprio dalla musica, perché essa non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma esprimere la vita interiore dell’artista per ricrearla nei suoni.
Vastano ha fondato dei gruppi teatrali per esprime al meglio la sua sensibilità, creando relazioni profonde tra le diverse componenti espressive, suono, colore, luce, movimento. Ha partecipato a numerose mostre nazionali ed internazionali, la sua carriera è corollata da molti riconoscimenti.
“I colori di Vastano”, è la mostra personale di Mimmo Vastano, prossima all’ inaugurazione, il 10 ottobre 2013 alle ore 19.30 presso Citylife in Caserta.
“L’unico elemento che sporca le mie mani è il Colore” , può essere intesa come negatività della materia, ma il colore per qualsiasi artista, è l’elemento essenziale della vita come l’aria e l’acqua per tutti gli esseri viventi. La materia si plasma sulla superficie. Il Colore diventa vita. Trasparenze di giochi che si racchiudono in linee semplici, pennellate immaginarie che lasciano il segno. Vastano è il Colore. Libera i percorsi della sua vita con sincronia in una cromia violenta, è l’ unico modo che conosce per far esplodere la sua ribellione verso la quotidianità. Una quotidianità che distrugge, logora la vita.
Vassily Kandinskij (1866-1944), raccontava come la pittura, per essere veramente libera, doveva scindere dalla concretezza reale dell’arte figurativa a favore di una pittura astratta: Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Utilizza una metafora musicale per spiegare che: Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima è un pianoforte con molte corde.
Caserta al primo appuntamento con Lessi, Vidi, Cibi. Incontri di letteratura e cibo d’autore
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Sabato 5 ottobre, l’associazione culturale “Saperi Golosi e Archiviva Comunicazione” promuove l ‘evento “Lessi, Vidi, Cibi. Incontri di letteratura e cibo d’autore”, con il Patrocinio della Città di Caserta.
Un avvenimento ricco di appuntamenti: ore 10.45 presso Largo Sant’Agostino, in un suggestivo salotto curato da Gino Borzacchiello, “Modernariato e Memorabilia di Bogy’s 50′s” con oggetti originali anni ’50. Qui gli scrittori Stefano Domenichini e Alessandro Zannoni accoglieranno il pubblico con una lettura di brani tra il serio e il faceto.
Alle ore 11.30, nei locali del Museo d’Arte Contemporanea, giornata all’insegna del Contemporaneo promossa dell’ AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea) con momenti di poesia e di lettura di brani di Mariangela Gualtieri, a cura di Luigi Romolo Carrino. Si prosegue, alle ore 12.30, presso i locali di VoVo Pacomio in via Mazzini, con la presenza degli scrittori Fernando Coratelli ed Enrico Pandiani per la presentazione dei loro libri, “La resa” e “ Una donna di Troppo”, sarà poi possibile degustare vini pregiati con abbinamenti prelibati. Attesissima la performance dell’artista Luca Rossi che si esibirà nel locale in contemporanea all’inaugurazione della mostra fotografica Pieghe di Imma Tessitore.
Nel pomeriggio, alle ore 16.00 sarà proiettato il cortometraggio provocatorio di Andrea Liberati presso la Galleria d’Arte “ Art & Co”, in via Leonetti, seguirà un reading di Luigi Romolo Carrino. Agli ospiti sarà offerta la degustazione di aperitivi molecolari preparati da Daniele De Lucia, in abbinamento ai cibi classici del territorio come i panetti dello chef Pietro Balletta e i salumi di nero casertano.
Lo scopo di questa manifestazione è di sollecitare l’ interesse culturale d’ispirazione del piacere conviviale inteso come esperienza trasversale dei cinque sensi. “Alto contenuto e tono anticonvenzionale” , sono queste le parole d’ordine degli organizzatori.
Pierino Bello, Grammatica del dialetto di Pietraroja.
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E’ stato presentato ieri presso la Sala Consiliare del Comune di Pietraroja (BN), durante la XIII manifestazione gastronomica “Sagra dei Prodotti Tipici” il libro “Grammatica del dialetto di Pietraroja” di Pierino Bello.
Dopo i saluti del sindaco Lorenzo Di Furia e del Presidente della Pro-Loco Angelo Torrillo, sono intervenuti la professoressa e sociologa Anna Ferraro, lo psicologo e scrittore Roberto Perrotti e l’autore del libro il prof. Pierino Bello.
Moderatore, il dottor Antonello Santagata, presidente della Biblioteca del Sannio.
L’evento è stato promosso dall’associazione culturale BibloS.
L’’interesse per la conoscenza del dialetto locale deve essere sempre vivo, soprattutto, in un momento di piena globalizzazione di lingue e culture. Identificare un dialetto significa identificare una comunità, poiché è la memoria storica di un popolo. L’autore Pierino Bello, che ha origini pietrarojane ha sottolineato che per la stesura del testo si è avvalso non solo di testi classici sui dialetti dell’Italia meridionale, ma soprattutto il contatto diretto con le persone del posto. Il dialetto inteso come un vero e proprio idioma, caratterizza fortemente la comunicazione verbale, con frasi e vocaboli in grado di indurre ad una piena compressione di uno stato d’animo. Il dialetto di Pietraroja ha delle sue regole grammaticali e sintattiche che si differenziano da quelle dell’italiano.
Il Presidente Santagata dell’associazione culturale BibloS, ha dichiarato: “La pubblicazione di un testo sul dialetto di Pietraroja crea un presidio della territorialità andando a recuperare regole e usi della parlata tradizionale del piccolo comune sannita. Noi de La Biblioteca del Sannio crediamo molto in questo progetto, in linea con quanto abbiamo costruito dal giorno della fondazione di BibloS, ed è per questo che abbiamo deciso con entusiasmo di partecipare al finanziamento del libro del prof. Bello, supportando così una pubblicazione importante per appassionati e studiosi. 20130812-215945.jpg

Peppe Timbro bassista: un’attività lunga trent’anni.
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Un viaggio nella musica con Peppe Timbro, attraverso aneddoti, emozioni raccontati da un musicista.
La sua semplicità, la sua onestà professionale e il suo stile di vita elevano l’animo nobile che è in lui.
Inizia con una precisazione: “vorrei sottolineare che io sono un bassista accompagnatore e non un solista. Sono due figure professionali diverse. Amo il Jazz, è una musica afroamericana nata all’inizio del XX secolo, perché è il simbolo di un grido di dolore degli schiavi negri, è un canto, è una contestazione, è una rivolta, è la rivoluzione popolare … ci sono grandi musicisti, che sono stati solisti, improvvisatori nell’ambito jazz per eccellenza che hanno saputo tramite il proprio strumento mettere in risalto un male razziale, i loro aneddoti raccontano di uomini esuberanti, di come sono stati solisti e virtuosi dentro, hanno avuto un rapporto vero con la realtà, hanno portato all’estremo l’uomo attraverso la propria musica improvvisando e creando splendide melodie”.
La musica è la tua esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza. Se non la vivi, non verrà mai fuori dal tuo strumento, è una delle frasi più celebri di Parker, che cosa ne pensa? “Certo, il rapporto con l’esperienza è fondamentale. La prima difficoltà che si incontra nel fare musica con altre persone è riuscire a fondere la musica e l’insieme, dal punto di vista tecnico si scoprono mille difficoltà, ad amalgamare il proprio suono con il suono di un altro strumento, ad incastrarsi senza prevaricare, questa è esperienza non solo musicale ma soprattutto umana, che si trasforma poi in saggezza. Io parlo da bassista, che utilizza l’arte dell’accompagnare … il bassista che accompagna si concentra di più sul suono e l’insieme, egli diventa un legante tra la sezione ritmica (la batteria) e l’armonia (la tastiera) ed ovviamente con la melodia (il canto), potrebbe essere considerato un elemento che si “sacrifica” molto ai fini del suono generale. Il carattere del musicista si forma man mano insieme allo strumento che si suona, come dire … una corrispondenza di causa-effetto, conosco bravissimi bassisti, che sono fantastici accompagnatori, che nell’ambito jazz sono anche impeccabili solisti e già in quel caso si vede una natura caratteriale diversa, che a sua volta si differenzia molto da un front-man che può essere un sassofonista, un trombettista, un chitarrista … il solista, in loro c’è più voglia di essere protagonista, semplicemente perché racchiude un ruolo più visibile, è lo strumento che accentua quelle sfumature che possono essere più o meno presenti in ogni musicista, è la nostra natura. Certo il panorama musicale è ampio, la musica che si fa, rivela in qualche modo il musicista …
Oggi che cos’è il jazz? Provo a rispondere senza essere di parte, sono una persona che collabora con validi e bravissimi jazzisti, mi rendo conto che nell’ambito degli addetti ai lavori esiste una cerchia di musicisti pronti ad emulare le sonorità dei grandi che hanno fatto la storia del jazz … in verità non condivido quel modo di eseguire, si rischia di alterare il vero messaggio jazzistico, si può diventare schiavi di un meccanismo che sviluppa atteggiamenti, pur essendo tecnicamente bravi, di inutili scimmiottamenti allontanandosi molto dall’espressione musicale poiché non raccontano più loro stessi. Non è polemica la mia, credo che il jazz così come la musica in generale deve essere un momento di riscatto per ogni musicista, trasmettere un messaggio a chi ascolta attraverso la consapevolezza che la musica è strumento di pace, anche se in certi casi è stato in grado di fare la rivoluzione ma non le stupide battaglie."
Cinque fratelli, cinque musicisti e una band “si, ma non abbiamo mai avuto la possibilità di suonare tutti insieme, semplicemente per una questione di età … io sono l‘ultimo dei cinque fratelli. Ho avuto sempre un legame bellissimo con loro, ma in particolare con Enzo, forse perché più vicino a me con l’età, o semplicemente un ricordo di dolcezza. Enzo è scomparso prematuramente all’età di 47 anni, ed è stato forse l’unico, tra i cinque fratelli, che è riuscito a raccontare di più se stesso attraverso la musica, si era costruito il proprio contrabbasso per esprimere al meglio quel dono che la natura gli aveva regalato: il senso musicale. Enzo, ha lavorato molto nell’ambito musicale, pur non avendo mai ottenuto il giusto riconoscimento, ma ha vissuto intensamente di musica...” Contrabbassista e bassista, partecipazione alle colonne sonore di film, per molti un’icona di Benevento, ma chi è Peppe Timbro? L’ambiente musicale, ci tengo a sottolineare, si differenzia molto da altri settori lavorativi, dove può esistere un semplice rapporto formale di rispetto reciproco, tra i musicisti si va oltre, è più profondo, perché è caratterizzato da quel rapporto d’amore e d’affetto che si vive prima con il proprio strumento e che poi inevitabilmente si trasferisce nel rapporto con il musicista con cui si interagisce, e diventa un rapporto profondo. Vivo in modo equilibrato questa relazione con i miei colleghi molti dei quali oggi sono ottimi amici, che amo e stimo. Sono un bassista da diversi anni, ho lavorato e lavoro nel mondo dello spettacolo collaborando con grandi artisti.”
Un successo che dura da più di trent’anni, collaborazioni con i grandi nomi del genere musicale un elenco troppo lungo per ricordare tutti, un episodio come emblema della sua carriera? “L’apertura del concerto di Ray Charles nelle cave del duca di Torre vecchia a Cavallino, in provincia di Lecce. Sul palco il pianista e la cantante gospel Cheryl Nickerson, un suono scoperto senza il ritmo della batteria… ad un tratto vedo Ray Charles portare il ritmo con il capo mentre eseguo il walking-bass … è stato una grande emozione … essere percepito da una grande artista della musica jazz è stato il momento più intenso della mia vita, sicuramente un forte scompiglio interiore … pensa, che per un attimo ho avuto paura di non riuscire a completare il brano“ -sorride- 
Attualmente è in tournee con la grande Lina Sastri, in Linapolina uno spettacolo dalle mille sfaccettature, intenso, lei è l’unico beneventano in una compagnia completamente napoletana, come è stato accolto? “Otto musicisti, alcuni di loro già colleghi in altre collaborazioni e amici da sempre … sono stato accolto bene! Grande intesa non solo con i musicisti ma anche la Sastri, donna carismatica … e poi sono un tifoso del Napoli … pensa, che se si può, andiamo tutti insieme con i musicisti, con Lina i tecnici a fare il tifo per il Napoli … beh, una grande accoglienza e una grande famiglia.”
Per finire, è iniziato da pochi giorni il nuovo anno, che cosa desidera per il 2014? “La salute prima di tutto! Poi, vorrei realizzare un piccolo grande sogno –si sofferma un attimo– è quello di ritornare ad insegnare a scuola, trasmettere il mio sapere ai ragazzi che hanno voglia di imparare, come un padre ad un figlio, per mantenere quella continuità nel tempo. Spero di riuscirci.”

Incontro con Fausto Mesolella e la sua chitarra
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Fausto Mesolella solista, è uno spettacolo. Lui parla attraverso la chitarra, le note sono le sue parole.
Ti cattura l‘emozione, ti trascina e ti incatena tra le sue corde musicali.
E’ stato un grande privilegio, conoscere ed ascoltare una persona semplice, riservata ma di grande spessore. “Ho iniziato da piccolo a suonare avevo circa 12 anni, suonavo per passione e sono cresciuto così, da autodidatta. La chitarra è stato lo strumento che ho amato di più e che so suonare, posseggo anche altri strumenti musicali ma non riesco … suono male.” Dichiara senza troppi preamboli ciò che lui è, un chitarrista, nato con questa passione.
Collabora da anni con artisti di primo piano, anche come compositore ed arrangiatore, oltre ad essere un esponente della Piccola Orchestra Avion Travel, il suo carattere schivo e poco amante delle luci della ribalta, lo hanno portato sempre a rimanere nell’ombra, fino a quando nel 2005 esce il suo primo album da solista “I Piaceri dell’orso” : “ad un certo punto della mia vita, ho deciso di fare qualcosa per me, dopo aver fatto arrangiamenti e testi per molti artisti, di uscire allo scoperto ed ho pubblicato quest’album;
canta alcuni brani? …e già, certe volte canticchio anche, -dice- con un sorriso nasconde l’imbarazzo di essere apprezzato, “c’è anche un libro, il mio primo racconto… il cofanetto contiene il libro più il cd musicale.”
Continua il suo percorso da solista e nel 2012 esce il secondo album “Suonerò fino a farti fiorire” solo guitar, un lavoro composto dal CD e successivamente anche dalla realizzazione del film in DVD.
Una separazione dalla Piccola Orchestra Avion Travel, amico di sempre con Peppe Servillo, in questi anni ci sono state delle collaborazioni sporadiche, ma è previsto il suo ritorno con la Piccola Orchestra Avion Travel? “Sicuramente… per il prossimo anno”.
Un connubio nato nel 1986, iniziato con un episodio poco piacevole, la sera della prima prova c’è stato il furto della sua chitarra preferita, una fender stratocaster di colore rosso fiammante, “Non può capire cosa si vive in quel momento, per un chitarrista non trovare più la propria chitarra…”
Qualche novità lavorativa? Uscirà verso la primavera un album in collaborazione con Raiz esponente del gruppo Almamegretta.
Ha partecipato a quattro edizioni del Festival di Sanremo, come chitarrista con la Piccola Orchestra Avion Travel nel 1998 e poi nel 2000 (vincitori del festival con il brano “Sentimento”), 2011 ha scritto “tre colori” interpretato da Tricarico e 2013 per Maria Nazionale “E’ colpa mia”, ha curato la musica mentre il testo è di Peppe Servillo, al prossimo festival di Sanremo, sarà presente? “si vedrà! “ – sorride-
Instancabile come pochi la sua vita è un vortice di incontri, di speranze, qual è un suo sogno?
Più che un sogno, è una speranza, un augurio che faccio a tutti gli artisti ad avere più spazio nella cultura. In un momento così difficile, la crisi economica costringe ad un ridimensionamento che va a toccare, immancabilmente, la crescita dell’attività intellettuale e della musica … e questo è un limite.
Audio Corner in Caserta ha ospitato la presentazione del suo nuovo album da solista “Live ad Alcatraz”
Sì, ringrazio per la disponibilità, così come ringrazio la partecipazione del pubblico sempre caloroso e attento. L’album è registrato durante i miei concerti, ed è composto da nove brani.
Live ad Alcatraz, racchiude il percorso intrapreso da Fausto Mesolella qualche anno fa come solista, chi ha avuto l’onore di assistere alla presentazione, ha potuto assaporare dal vivo momenti intensi.
Brani eseguiti con impeto, il connubio tra corpo e strumento, l’immensità di una passione trasmessa attraverso i grandi movimenti delle sue mani, Mesolella accarezza le corde della sua chitarra e da vita a degli attimi forti, calibrati e carichi di sentimenti.
Unica raccomandazione: portate con voi sempre una classica biro, servirà per l’autografo!
Al Teatro Massimo di Benevento “Linapolina, le stanze del cuore” scritto, diretto ed interpretato da Lina Sastri
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Due ore di spettacolo al Teatro Massimo di Benevento, un pubblico caloroso ad acclamare con enfasi una delle più brave attrici del teatro italiano: Lina Sastri in “Linapolina, le stanze del cuore”.
Lo spettacolo che ha inaugurato la nuova stagione teatrale al Circus di Pescara, è in tournée nelle città più belle del centro sud: Pompei, Potenza, Taranto solo per citarne alcune, fino ad arrivare il 15 Dicembre ad Avellino, per poi riprendere, il 3 Aprile 2014 a Gorizia, 5 Aprile a Jesi, 8-9 Aprile Napoli al Teatro Diana, 29 Aprile a Milano al Teatro Manzoni, e 16-17-18 Maggio a Roma al Teatro Brancaccio.
Lo spettacolo è emozionante. Il sipario si apre, lei in un meraviglioso abito rosso domina la scena quasi spoglia, con voce intensa ed armoniosa modula le prime parole della sua cantata poetica in musica … e il viaggio inizia.
“Le stanze del cuore” è la sintesi di uno spazio mentale e sentimentale che la Sastri attraversa in un impianto scenico essenziale, un palcoscenico quasi vuoto, una scenografia di pochi tavoli, sedie, con giochi di luci che accentuano l’intensità della rappresentazione, la purezza dell’anima.
I musicisti sono disposti ai lati e la zona centrale del palco è libera per essere cavalcata dal ballerino che accompagna su alcune musiche l’attrice partenopea, ma poi è lei, Lina Sastri a liberarsi in una fantastica danza.
Inizia col ‘parlato’ poetico, scritto da lei in lingua italiano per passare poi a quella cantata in lingua napoletana e parte “I’ ti vurria vasà” ed è subito poesia, il pubblico è immerso in una silenziosa meditazione, non guarda, ma osserva con gli occhi dell’anima, catturato da ogni movenza, da ogni nota della spiritualità della Sastri che riesce a trasferire in scena gioie e dolori. Sempre alla ricerca di se stessa, l’artista con la sua leggiadra sensualità si muove nel suo lungo abito rosso che accentua la passione e il sentimento di un vissuto. In questa prima parte dello spettacolo, i ritmi sono lenti, si vivono i tormenti dell’amore, messi in risalto da brani classici “Core ‘ngrato”, “Reginella”, “Passione”, giusto per citarne alcuni.
La seconda parte dello spettacolo il ritmo musicale cambia ed è tutto più energico,travolgente. Il fado, il flamenco, il tango dominano il tempo e sul palco si accende la passione del ballo. Lina Sastri irrompe con irruenza in un monologo allo specchio, mostra a se stessa il doppio, il suo opposto e invita ad accettarsi e ad amarsi per come si è, e non aver paura ad osare.
“Tango greco”, “O’ sole mio”, “Tammurriata nera” ma soprattutto la presenza della canzone “A vita è comme ‘o mare” che sottolinea la continuità dallo spettacolo precedente “Per la Strada”; per questo non finisce mai niente e non comincia mai niente nel teatro, come Napoli non ha mai un inizio e mai una fine. ” Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce de’ criature,che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo […] e sull’interpretazione delle note di Napul’è di Pino Daniele, scende il sipario.
Sul palcoscenico, insieme alla Sastri, i musicisti: Filippo D’Allio, chitarra; Claudio Romano, seconda chitarra e mandolino; Gennaro Desiderio, violino; Peppe Timbro, contrabbasso; Gianni Minale, fiati; Sasà Piedipalumbo, fisarmonica; Gaetano Desiderio, pianoforte; Salvatore Minale, percussioni; il ballerino Diego Watzke. Arrangiamento musicale Maurizio Pica; Coreografia Alessandra Panzavolta; scenografia Bruno Garofalo.
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“Live ad Alcatraz” ultimo lavoro di Fausto Mesolella
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Fausto Mesolella, chitarrista, compositore ed arrangiatore, presenterà in anteprima, sabato 14 Dicembre dalle 18.00 alle 21.00 presso Audio Corner Tech, in Caserta, il suo ultimo lavoro ”Live ad Alcatraz”, terzo ed ultimo album da solista, per poi far ritorno nella Piccola Orchestra Avion Travel.
Una carriera costellata da grandi trionfi e da numerosi riconoscimenti, Fausto Mesolella è tra più talentuosi chitarristi in Europa, oltre ad essere uno dei più raffinati compositori, egli ha collaborato con i grandi nomi del panorama musicale nazionale ed internazionale, regalando sempre grandi emozioni.
Ha iniziato la sua attività musicale nel 1968, con la fondazione di vari gruppi, per entrare poi, nel 1986 come chitarrista nella Piccola Orchestra Avion Travel. Dopo circa 25 anni di instancabile militanza nel gruppo, Mesolella abbraccia un nuovo percorso, proponendosi da solista, pubblicando nel 2005 il suo primo album “I Piaceri dell’Orso“, che ha la densità dei migliori spoken word. La sua voce modula le parole secondo le diverse circostanze che intende raccontare, (per la prima volta è anche cantante solista) la chitarra acustica accompagna in modo semplice quanto significativo l’andatura del testo, è compositore del testo e della musica, la cui interpretazione magistrale fa rivivere il suo viaggio fra cose viste, sentite e ricordi.
Nel 2012 la seconda pubblicazione, sempre come solista, “ Suonerò fino a farti fiorire” è una composizione di brani eseguiti per solo chitarra acustica, ogni nota, ogni pausa sono calibrati per far esaltare il calore timbrico; è magia che solo un compositore e arrangiatore del suo calibro può cimentarsi in un’opera così complessa, contrassegnata da uno stile assolutamente personale.
Questo viaggio di emozioni continuerà ancora una volta in un incontro informale con Fausto Mesolella, dove si ascolteranno in anteprima i brani del suo nuovo lavoro “Live ad Alcatraz” ma non solo, sarà un percorso lungo il suo cammino di artista, con aneddoti, pensieri e attese, una serata che sicuramente lascerà ad ognuno una nota nel cuore.

LINA SASTRI porta in scena Linapolina -le stanze del cuore-

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Linapolina – le stanze del cuore- spettacolo teatrale scritto, diretto ed interpretato dall’attrice e cantante partenopea Lina Sastri. Il mio nome finisce con l’inizio del nome della mia città – dice Lina Sastri – il nome della mia città finisce con l’inizio del mio nome, il nome della mia città comincia con la fine del mio nome, il mio nome comincia con la fine del nome della mia città. ”Linapolina”. Ho provato a dirlo come un unico suono, e sembra proprio di dire “Napoli” senza fine, di cantare “Napoli” all’infinito. E’ per questo che ho voluto chiamare così questo spettacolo, questo concerto in musica e parole dove racconto la mia terra con la sua musica immortale, infinita.”
E’ musica tradizionale interpretata con maestria da una grande artista che vanta una prestigiosa carriera, conosciuta ed apprezzata a livello internazionale. Lina Sastri sceglie il teatro per dar vita alla sua performance musicale, coniuga con sentimento il ritmo del flemengo, o del fado o del tango con la melodia napoletana, una voce suadente, intensa che fa vibrare le corde dell’anima. Lina Sastri è una figura poliedrica, spazia dal canto alla danza, alla recitazione, domina il palco. Il suo spettacolo è un viaggio poetico: […] parto da quello che vedo, io vedo, non penso, vedo, se non vedo non posso fare, vedo e da quello che vedo scrivo e da quello che scrivo vedo e poi vediamo … è un viaggio degli occhi e del cuore, tutto dopo, si traduce in parole e musica. Per la prima volta è autrice unica dei testi: ogni parola è scritta da me, ogni verso è nato di getto, e così è rimasto, e l’ho collocato nello spettacolo, che così è diventato una cantata poetica in musica. Lo spettacolo musicale in teatro diventa un continuo, non finisce mai niente e non comincia mai niente, ogni serata è unica, Lina Sastri mette in scena il suo stato d’animo, basta una parola a far nasce la nota e poi dalla nota alla canzone, cercando nella musica il teatro. Ciascuna canzone è un’ emozione diversa, e lo comunica con la voce, con il corpo e con l‘anima.
I musicisti la seguono in questo viaggio così difficile e si muovono insieme a lei, lo spettacolo diventa creazione pura. Accompagnata da otto eccellenti musicisti e passando con disinvoltura dalla parola alla musica alla danza, lo spettacolo è capace di raccontare in maniera unica Napoli.
Sul palcoscenico, insieme alla Sastri, i musicisti: Filippo D’Allio, chitarra; Claudio Romano, seconda chitarra e mandolino; Gennaro Desiderio, violino; Peppe Timbro, contrabbasso; Gianni Minale, fiati; Sasà Piedipalumbo, fisarmonica; Gaetano Desiderio, pianoforte; Salvatore Minale, percussioni; il danzatore Raffaele De Martino.
La tournée iniziata il 12 Novembre 2013 al teatro Circus in Pescara, continuerà nei teatri delle diverse città italiane, dal sud al nord, per far conoscere ed apprezzare questo grande spettacolo musicale.
La musica che unisce
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Arriva nel paese di Scipionyx Samnticus il The Beach made in Porto Cervo e approda al Jurassic Pub in Pietraroja. Nel suggestivo scenario, si inserisce la musica che ha fatto ballare la Costa Smeralda tra mille luci e divertimento, ed ora, il The Beach propone un week end entusiasmante per far vivere grandi emozioni in una zona montana.   
Dopo il grande successo dello Show di ferragosto, il The Beach prosegue con un fine settimana scintillante, ci sarà un ritorno ai mitici anni 70/80, ma non solo, la grande musica degli anni 90 fino ad arrivare alle più belle hit di quest’estate.
Serate indimenticabili in una atmosfera accogliente si potranno vivere venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 agosto al Jurassic pub in Pietraroja (BN).
Non mancate!

Nomadi, 50 ma non li dimostrano


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Si è tenuta ieri sera, presso Castel Campagnano (Ce) un grande concerto dei Nomadi, il gruppo musicale che quest’anno festeggia appunto, con un tour senza precedenti, il mezzo secolo di carriera. I festeggiamenti continueranno con tappe in tutta Italia, in mezzo alla gente e con i loro fan di sempre , per ricordare un cammino iniziato nel lontano 1963.
Pubblico in visibilio quello di ieri sera che, per tutta la durata del concerto, si è lasciato andare – giovani e meno giovani – a balli e canti a squarcia gola, intonando da i brani recenti fino ai pezzi che hanno fatto la storia della musica italiana.
La band si contraddistingue, ancora una volta da altri gruppi, per aver mantenuto fede ai principi della formazione, la denuncia e l’impegno sociale.
I messaggi letti tra una canzone e l’altra hanno reso la serata divertente, omaggiati da regali, I Nomadi, hanno commentato, riso insieme ad un pubblico caloroso.
Il segreto di questa longevità è l’immensa semplicità che accomuna i componenti della band, Beppe Carletti, Cico Falzone, Daniele
Campani, Massimo Vecchi, Sergio Reggioli, Cristiano Turato, che riescono a donare emozioni, sorrisi, riflessioni, e sempre un pensiero a chi non c’è più, ma che è con loro in questo cammino, Augusto Daolio.                                                    
 
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