4.20.2016

PERIPHERY mostra personale di Michele Attianese 

presso la galleria Casa Turese in Vitulano, visibile fino al 30 Aprile





Una formazione importante che ha segnato il suo nascere come artista. Dopo, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha studiato pittura ed incisione, Attianese si laurea anche in Architettura. Fin da piccolo ha sempre disegnato e col tempo il suo gioco è diventato una vera passione. Si è avvicinato all’architettura dell’artigianato e al disegno industriale, il suo approccio non è stato solo accademico, ma, è andato oltre, addentrandosi in una visione  socio-antropologica. Le sue opere parlano di periferie urbanistiche, quelle fisiche, ma, anche quelle mentali. Nelle sue tele vi è uno spazio architettonico ben definito che si contrappone alla
percezione di sagome statiche o in movimento : esse sono le periferie mentali, dove non si esce facilmente dagli schemi “architettonici” della ragione, è tutto perfettamente uniforme, lineare a prima vista,  poi, si  avverte l’ infinito, ed inizia il gioco  di  “uscire” e  di “entrare” nei meandri dell’inconscio. Attianese, trastulla molto sul colore. E’ un colore che plasma la smania di essere “fuori”, ma contemporaneamente riesce a tener unito sulla superficie tutto ciò che è in una periferia fisica-mentale, divenendo man mano un collante. Predomina il grigio,  modulato con sapienza, il bianco è spalmato con parsimonia. E’ l’origine evolutive delle emozioni umane. E’ l’elaborazione delle sensazioni.
E’  la mente emotivo-istintuale a subire, durante il percorso, la trasformazione ad una forma più sofisticata: essa, nasce dalla “materia grigia/razionalità” fino ad arrivare alla “materia bianca/istitività”  manifestandosi in una superficie “distorta”, la fenomenologia dello spaziotempo.
La materia bianca è indiretta connessione con la vita, l’emozione, l’evoluzione, è il legame con i sogni, con l’intuito con l’inconscio, è cruciale per svelare il profondo mistero dell’essere umano: la coscienza.
La coscienza porta alla realtà, attraverso saggi e filosofie, che si trasforma, poi, in conoscenza.
La conoscenza è legata all’immagine.
 In questa corrispondenza nasce il linguaggio pittorico di Attianese. Racchiude in poche pennellate il dualismo della vita: la frattura tra il mondo delle idee, eterno, incorruttibile e perfetto, contro il mondo materiale imperfetto e corruttibile; le periphey.





Ringrazio CASA TURESE galleria - edizioni d'arte per il materiale fotografico.
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tel.0824.874650  cell.333.3443684

3.10.2016

MOVIMENTO

 PITTURA E PERFORMANCE DI VITO PACE




INTERVISTA di ESTERINA PACELLI


scritto
 Vito Pace
Guardia Sanframondi è un luogo del mondo. Oggi, vive un nuovo fermento artistico internazionale con artisti provenienti dall'estero e da alcune zone dell’Italia, per dare nuova linfa al centro storico del paese. Nei vicoli ci si incontra, ci si ferma per un saluto non solo con i nativi ma soprattutto con i nuovi guardiesi che si sono ben integrati nel tessuto storico-culturale del luogo. Incontro Vito Pace dinanzi alla galleria-studio Pietre Vive, artista irrequieto, mai fermo per troppo tempo nello stesso posto, sempre pronto a confrontarsi con nuove realtà,  gli domando:
Vito Pace ha un’anima variopinta passa dalla pittura al teatro, qualsiasi forma è arte?
Non è proprio così, perché le forme espressive possono essere anche banali. È un meccanismo che scatta nell'intimo, sono sensazioni che non si possono controllare, fuoriescono nei modi e nei luoghi più strani o semplicemente si manifestano. L’arte non è un mestiere che si può imparare o apprendere. L’arte è il momento, non si è mai pronti ad accoglierla appieno, a volte, capita anche dopo lunghi momenti statici, e poi, si avverte quel momento magico, di creazione … l’emozione è vera, è autentica, è vita … altrimenti si rischia di cadere nel banale.
 L’arte, secondo lei, è un mezzo per contrastare forme di impoverimento sociale? 
Vivo da qualche tempo in questo meraviglioso paese, Guardia Sanframondi, e come in ogni piccola o grande realtà vi sono momenti di atti vandalici perpetrati ai monumenti storici, sculture buttate giù da Ponte Ratello, fa male vedere il silenzio dinanzi a certe forme di violenze, perché la gente non è più abituata a parlare e a confrontarsi in modo civile e costruttivo. Più di ogni altra cosa l’arte ha il compito di sensibilizzare e denunciare, insieme ad altre persone ma anche autonomamente, ogni forma di sopruso.
In che modo?
La vita è drammatica, la mia vita è drammatica. L’artista fa parte dell’arte, è un dono.
Sto cercando di realizzare, attraverso delle performance pittoriche ma anche teatrali o semplicemente unendo le due forme espressive, nuovi stimoli verso altre forme di aperture culturali.
E’ reduce di una grande performance “I Treni e le Barche della Storia”, dove il filo conduttore è stato “il passato è oggi”
Si, la storia di ieri che si ripete oggi, sotto altre forme ma con lo stesso disagio e dolore dei popoli. In questo spettacolo c’è stato un coinvolgimento di tutte le forme espressive, dal teatro alla pittura in scena, dalla musica dal vivo al canto, varie maestranze verso un unico obiettivo, quello di fare arte “a tutto tondo”, coinvolgendo e sensibilizzando il pubblico. Il successo ottenuto è la conferma che si può fare, ed è questo il mezzo per sconfiggere il decadimento intellettuale. Vorrei ringraziare l’associazione “Laboratorio Dentro al Teatro” che mi ha dato questa possibilità, che si è trasformata in una piccola continuità collaborativa. C’è lo studio-galleria Le Pietre Vive, di cui sono anche il cofondatore insieme a Carmine Maffei, aperti ad esperienze artistiche per creare nuove condizioni di crescita non solo personale ma soprattutto del territorio. Inoltre, sono impegnato anche a Napoli in altri progetti. Una sinergia tra il piccolo e il grande centro …  il movimento!
Una vita in viaggio e sempre in posti diversi, originando una forma mentis aperta, è questo il suo segreto?
Sicuramente, ogni esperienza fa parte di me nel bene o nel male. E’ la continua trasformazione che avviene durante i miei soggiorni in posti diversi che genera il piacere di relazionarmi con l’arte e con le persone. Ultimamente mi eccita di più intervenire sul sociale che lavorare sulla tela, perché alla fine, le persone sono sempre state al centro delle mie attenzioni. E’ arrivato l’occasione di mettere in pratica il detto "impara l’arte e mettila da parte" … anche se ho scelto un posto un po’ insolito. Penso profondamente che sia arrivato il momento di trasmettere il mio "sapere". 
Ha vissuto in molti luoghi, per diversi anni a Londra, da cosa nasce la sua decisione di trasferirsi e lavorare in un piccolo centro come Guardia, ha trovato interessante il tessuto storico-sociale o semplicemente è una sfida?
Sicuramente è un mix di tutto questo. Che senso ha, acquisire un sapere e non spenderlo. Così come è impostato l’artista moderno, il suo unico scopo è di raggiungere la notorietà, essere un privilegiato rispetto a tanti altri, sinceramente, non mi appartiene questa logica. La vita d’artista non è questa. E’ altro. Per me, la vita dell’artista è quando hai un dolore e lo manifesti con grande sensibilità e soprattutto riesci a stare nelle cose … sì, nelle cose. Nella mia vita sono riuscito sempre a vivere in luoghi dove posso raggiungere un equilibrio tra il vivere e manifestare la mia arte. La scelta di Guardia mi permette tutto questo, apprezzo la cucina, tutte le cose buone che scopro ogni giorno e contemporaneamente vivo la vita qui con uno spirito internazionale. Il centro storico di Guardia ha una sua energia, non sono l’unico a pensarlo, ci sono altri artisti, provenienti da diverse parti del mondo, che hanno acquistato casa e si sono stabiliti in paese per poter catturare, attraverso la propria sensibilità, questa forza che si nasconde tra le rocce, l’acqua che scorre, la storia, le tradizioni, le credenze popolari … è localizzato  tutto in questo posto e certi istanti sono piccole magie. 
Non si è mai fermato troppo tempo in un luogo, dopo un arco di tempo, ha preferito nuove mete, perché?

Probabilmente non mi fermerò più di tanto nemmeno qui a Guardia, non dipende da me, io non metto il timer … il timer è dettato dal posto, quando io non ho più nulla da dire, non ha più senso rimanere, non c’è qualcosa che mi lega più di tanto, fino adesso è stato così -si sofferma un attimo- il tempo biologico -ride- forse inizio a pensare alla mia vecchiaia, è anche vero che ci sono novantenni che sono invidiabili per la loro vitalità …                                           L’idea di abbandonare il luogo è sempre qualcosa di importante per me, poiché  sono un autodidatta, la mia arte nasce da sé, non ho avuto una famiglia in grado di sopperire la mia indole, pertanto il mio linguaggio pittorico si è venuto a creare da sé … non è stato facile. Oggi, ciò che mi intriga è la sfida di insegnare l’arte. L’arte in relazione alla filosofia. Ai giovani vorrei donare uno strumento in più da usare nei loro momenti drammatici … devono raggiungere la consapevolezza di contare su qualcosa e non su qualcuno. Ciò lo insegna non la vita, ma la creatività. Vedo persone che sono condannati da se stessi, nel senso che non hanno mai accettato o non hanno mai visto dentro se stessi chi sono ... e non sanno ciò che loro sono. A volte è una mancanza di strumenti per capire cosa fare della propria vita e soprattutto non buttarla via, perché non c’è niente di più triste, vedere un giovane spento senza la luce negli occhi.



Si ringrazia Vito Pace per il materiale fotografico e per aver reso possibile questa intervista


opera
Vito Pace


scritto
Vito Pace


opere
Vito Pace



galleria-studio
Pietre Vive

2.02.2016

P O E S I E del N O V E C E N T O

tratte da un carteggio a cura di Antonella Corradi



P O E S I E in S O F F I T T A

A cura di Antonella Corradi



Ti scrivo
tutta la mia nostalgia
tutta la mia tristezza
tutto è racchiuso in un cielo grigio
è il giorno
è l’aria
è la notte
è il sole
ma tutto è senza di te

Chiasso di un bar
stordito
ubriaco dal quel pensiero incessante
distrutto da un corpo senza immagini
tanto ti ho pensato
tanto ti ho parlato
tanto ti ho trattenuta
ora
sei ferma davanti ai miei occhi
nel buio

Senza Amore non è vita
sono come una cascata d’acqua
sorgiva 
che mano a mano si ingigantisce
si gonfia
fino a divenire un fiume
e mi riverso in un mare di emozioni


E’il fruscìo del mio pensiero
umile
come la carezza del vento primaverile
come il leggero calore della prima aurora
come il delicato velluto di una rosa
vivi nei miei sensi
Ti rincorro tra le pendici dei colli fino al mare
ti rapisco mentre sfuggi
il tuo volo sbarazzino di una farfalla
ti inseguo
corro fino ad ubriacarmi del tuo profumo
dei tuoi capelli biondi
del tuo sorriso 

Fantasia                
senza sorriso
con una spina nel cuore
senza più anima
lacrime di perle
che brillano nella luce
riflessi 
Non parlarmi
non dirmi nulla
lasciami nel silenzio
anima mia
canta felice 

Il naufrago chiama la riva
come l’onda chiama la carezza del lido
io
ti avverto
ti amo al pigolio delle rondini
silenziose
al giorno che muore 

Io sono
come
il braciere degli antichi romani
 brilla alto tra i colli
fiamma inquieta e generosa
soavemente calda
coraggioso
attraverso il cielo dei tuoi anni 

Ascoltami
sentimi
io 
sono
io
Me stesso
senza apparenze
senza estrazione
freddo
sempre 
costellato di aria nuova
pronto alla comprensione
Ma lontano dal sacrificio
libero all'amore 

Sono a te
per dire di me
ansia
di essere accanto a te
ti accarezzo con le parole
con il sorriso 
or triste
or giulivo
del mio spirito inquieto
ti accarezzo
pensiero infinito di istanti
desiderio
felici della propria esistenza 

Questa voce
raccoglila 
falla tua
senti l’eco di ogni istante
fra i bianchi cirri del cielo più terso
adagio 

Amo
credimi
Amo
in te vi è l’anima sitibonda
tremante d’amore
desiderosa
amo
credimi
con la stessa aria dell’assoluto

1.29.2016

I Treni e le Barche della Storia” per non dimenticare

Movimento Orizzontale, per sottolineare che l’arte non ha bisogno di “poltrone” ma di libertà. E’ il termine che ho coniato per sottolineare la bravura dei musicisti e dei diversi attori nello spettacolo I Treni e le Barche della Storia, in scena 27 gennaio per ricordare il Giorno della Memoria.





La rappresentazione è stata la sintesi di un grande lavoro di équipe, una sinergia tra le diverse professionalità e le diverse passioni, con una gran voglia di riscatto in un territorio sempre più convenzionato a dei cliché. Giovani artisti hanno dato vita ad una performance sconvolgente e coinvolgendo a trecentosessanta grandi tutte le razze che nei secoli sono stati i protagonisti della storia, per volere di chissà chi. 
Ieri come oggi i treni e le barche hanno trasportato sofferenza, paura, miserie, popoli soli in fuga verso nuove speranze o forse, verso la morte certa.
E' un cortometraggio, l'incipit dello spettacolo, girato nella galleria-studio Pietre Vive, una grotta naturale nel cuore del centro storico di Guardia Sanframondi, per poi lasciare la scena al teatro che ha dialogato con la musica, con la pittura, con la poesia.
Il pubblico in silenzio ha apprezzato lo spettacolo in ogni sua forma.


Vorrei aggiungere una postilla, 
la valorizzazione del territorio inizia da qui, dai luoghi e dalle persone che vivono la propria Terra con semplicità e con rispetto. 


Pertanto è doveroso ringraziare il laboratorio “Dentro il Teatro” , lo studio-galleria “Pietre Vive” e “Outside the Box" per aver dato vita a questa toccante manifestazione. 








Non mi dilungo molto, poiché c’è 
in programma un secondo appuntamento il giorno 31 Gennaio alle ore 19:00 
presso il Castello Medievale di Guardia Sanframondi.
Non mancate!


1.05.2016


Ti vedo mentre mi sorridi  e mi accarezzi l’anima  con gli occhi gioiosi;  Il  sole che sorge al mattino  un fiore che sboccia da un ramo ormai quasi secco  questa è la felicità;  Ci sei, mi sei accanto, sei lì  mi prendi per mano  e mi conduci verso una vita nuova;                Sei tu l’amore più dolce  più completo   sei il mio tutto;   Nelle orecchie il suono della tua risata  Risuona come qualcosa  di forte, di eterno    Solo ora posso vedere quell’amore forte  Vero  sano   Notte, notte, notte,   il buio mi protegge, mi dà serenità    I libri mi parlano, ogni pagina è un dialogo con me stessa,   una ricchezza per la mia interiorità.

ti vedo mentre mi sorridi
 e mi accarezzi l’anima
 con gli occhi gioiosi

Il sole che sorge al mattino
 un fiore che 
sboccia da
  un ramo quasi 
secco
 questa è la felicità

Ci sei 
mi sei accanto 


Sei lì
 mi prendi per mano 
e mi conduci verso una vita nuova
              
Sei tu l’amore 
più dolce
Sei tu l’amore
 più completo
  sei...
il mio tutto
Il suono 
della tua risata
Risuona di eterno
Solo ora 
posso percepire 
quell'amore 
Forte
Vero
Sano

  Notte 
    Il buio mi protegge
    I libri mi parlano 
    ogni pagina è un dialogo 
ogni pagina è una ricchezza 
  per la mia interiorità

antonella corradi









11.22.2015

Museo di Gente senza Storie  in scena al teatro Massimo di Benevento 

L’essere diverso inteso come bellezza,  è stata la motivazione del premio Giullare 2014 riconoscimento importante allo spettacolo teatrale Museo di Gente senza Storie regia di Claudio D’Agostino, dal Festival Nazionale Teatro Contro Ogni Barriera, di Trani.
Lo spettacolo, prodotto dal Centro Polifunzionale E’ Più Bello Insieme immaginaria cooperativa sociale onlus, ha ricevuto consensi in diverse città, Caserta, Cava dei Tirreni, Napoli e  per la prima volta, Domenica 22 Novembre alle ore 18, sarà messo in scena a Benevento al teatro Massimo.
E’ una rappresentazione teatrale dove nessuno ha ragione o torto, dove il sentimento, la capacità di immaginazione di ognuno decidono quale sarà la strada, se sarà accettata e fatto propria, oppure, passerà indifferentemente. E’ la libertà che accompagna lo spettacolo, la lotta tra la supremazia della ragione e quella della pura percezione del sentimento. Gli attori variano di volta in volta, poiché la diversità è l’elemento centrale dello spettacolo:  “Siamo in una polverosa stanza di un museo come tanti altri, in cui  i “reperti” privi d’interesse per i più, vengono abbandonati all'oblio polveroso e inesorabile del tempo che passa, le persone, lì confinate, prendono vita, raccontano la loro storia, il loro essere speciale … e poi …
Li vedi come in un museo!
Si sentono.
Oggi è solo oggi,
oggi è sempre oggi.
Non c’è ieri, si perdono i ricordi perché si vivono le emozioni.
Ci perdiamo in un ascolto di passati unici, storie vere o finte.
Il museo si illumina e diventa incandescente,
i ricordi diventano dolori, pianti, sorrisi.
I ricordi diventano speranza, scelta, determinazione.
I nostri muri si abbattono. Rigenerandoci di fiducia.
Oggi è solo oggi,
oggi è sempre oggi.
Non c’è ieri,
si perdono i ricordi perché si vivono le emozioni.
Si vive il cuore. I suoi battiti. Le sue accelerazioni improvvise.
… e poi … siamo qua.”
Parte dell’incasso della serata sarà devoluto all'associazione Futuro Down e al teatro della zona Ponticelli Magnifico Visbaal, strutture danneggiate durante l’alluvione che ha colpito Benevento circa un mese fa. 
La messa in scena dello spettacolo ha un suo significato, è una forma di impegno etico-sociale a favore degli altri. E’ doveroso ringraziare: Claudio D’Agostino; Anna Rita Zagarese; Pasquale Tedesco;  Clementina Bianchini, Valeria Masiello, Sergio Pomponio, Carmelina Fragnito, Donatella Intorcia, Luigi Dello Iacovo, Federica Feoli, Annamaria Inserra;  Davide Scognamiglio; Giacomo Cavallo; Michelangelo De Pascale.

I biglietti  dello spettacolo Museo di Gente senza Storie si possono acquistare direttamente al teatro Massimo fino alle ore 18 del giorno 22 novembre 2015.

10.02.2015

UN NUOVO INCONTRO SABATO 3 OTTOBRE  PROMOSSO DALL'ASSOCIAZIONE STORICA VALLE TELESINA

“Le edicole votive in maiolica policroma del territorio beneventano-alifano”, è il libro scritto da Luigi di Cosmo e da Vito Antonio Maturo, inserito nella programmazione del ciclo “La diffusione della produzione bibliografica degli autori locali” promosso dall’Associazione Storica Valle Telesina e con il Patrocinio dal Comune di San Salvatore Telesino (Bn).


Da non mancare al terzo appuntamento, sabato 3 Ottobre alle ore 18.00, presso l’Abbazia del Santo Salvatore de Telesia, poiché il libro racchiude un percorso di studio e di riscoperte, come sottolinea Luigi di Cosmo: “L’idea di una ricerca sulle edicole votive nel territorio beneventano-alifano, nacque nel 2009 per la necessità di valutare la produzione di mattonelle smaltate e dipinte -le cosiddette riggiole- prodotte a Cerreto Sannita e San Lorenzello tra il XVIII e il XIX secolo”.


Il testo, non è rivolto solo ai cultori dell’arte, ma è sicuramente, un punto di riferimento per chiunque voglia approfondire un tema così ricercato. Infatti, sono state prese in considerazione, dagli autori, 55 edicole votive in maiolica policroma dislocate in diversi paesi del territorio, la cui iconografia ha determinato una mappatura sia della devozione mariana e sia della devozione ai santi. Donatello Camilli nella sua prefazione scrive: “Il volume rappresenta un itinerario alla scoperta di immagini votive antiche e recenti presenti nel nostro territorio, tracce indiscusse di una fervente devozione popolare […] che evidenzia quell'itinerario che va dall'umano al divino e viceversa.”
Nella tradizione popolare delle edicole si traduce nel detto: “per ogni male un Santo!”.
L’incontro sarà coordinato da Giovanna Battaglino, presidente della’Associazione Storica Valle Telesina. 
Il programma è così articolato:
Saluti di Fabio Romano, sindaco di San Salvatore Telesino;
la presentazione di Donatello Camilli, docente di religione nell’ITTS di San Salvatore Telesino, nonché autore di due scritti su Cusano Mutri – Fattore Q e il profumo di Arepo: la Spina Santa di Cusano Mutri; e Il Crociato Barbato –
In conclusione interverranno gli autori Luigi di Cosmo e Vito Antonio Maturo.


Luigi di Cosmo, è stato Ispettore Onorario per i Beni Culturali e Ambientali dal 1987, ha insegnato Archeologia Medievale presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli ed è esperto di didattica museale e di mediazione culturale nei musei.
Ha pubblicato decine di saggi sia monografici che in riviste scientifiche: Notiziario Archeologia Medievale; Archeologia Medievale; Civiltà Aurunca; Quaderno Campani – Sannitici; Archeologia Uomo Territorio; Rivista Storica del Sannio; Quaderno del Centro studi per la Storia della ceramica meridionale; Azulejos; Ceramicantic; Annuario Associazione Storica del Medio Volturno.

E’ socio di numerosi centri studi ed associazioni tra cui: Centro Ligure per lo studio della ceramica; Centro studi per la Storia della ceramica meridionale; Società Archeologi Medievisti Italiani; Association Internationale pour L'Etude des Céramiques Médiévales en Méditerranée (AIECM2); Associazione Storica del Medio Volturno; Associazione geoarcheologica di Chianciano Terme.

Vito Antonio Maturo, è stato docente di materie agrarie nelle scuole medie superiori di Napoli si è occupato di integrazione scuola-territorio, realizzando progetti innovativi per la prevenzione e recupero della dispersione scolastica. È autore a quattro mani dei due volumi sulle edicole votive con Di Cosmo. Ha collaborato anche per il volume Collettaneo La leonessa e le janare a Cerreto Sannita. Maturo è autore poliedrico e le sue opere vanno da quelle di storia civile, religiosa e antropologica: Gli statuti di Cusano Mutri; Stabilimenti municipali dell'Università. Ordinamento ed amministrazione a Cusano Mutri nel sec. 17; La riscoperta di un antico complesso monastico: S. Maria del Castagneto in Cusano Mutri. La pecora nel cammino dell'uomo pecus-pecunia a Cusano Mutri e sul Matese; U cusanærë: un pò di grammatica, lessico, canti, proverbi, detti, indovinelli, preghiere, inciarmamenti, gastronomia, agnomi di Cusano Mutri.
E' socio della giovanissima Associazione Storica della Valle Telesina, fa parte da anni all'Associazione Napoletana di Storia Patria e all'Associazione Storica del Medio Volturno.

9.29.2015


ENZO ESPOSITO


Museo Arcos 
Al Museo Arcos, Museo di Arte Contemporanea di Benevento, il giorno 26 settembre è stata inaugurata, alla presenza del direttore artistico Ferdinando Creta, del critico d’arte Francesco Tedeschi e al cospetto delle massime autorità della Provincia,una delle mostre più significative del territorio beneventano,per l’alta qualità delle opere,ma anche per il ritorno, dopo circa vent'anni nella propria terra nativa,di Enzo Esposito, pittore che ha segnato, nella seconda metà del Novecento, l’evoluzione dell’arte contemporanea italiana.



Enzo Esposito, Esterina Pacelli, Ferdinando Creta
Museo Arcos
Enzo Esposito nato a Benevento nel 1946, dopo la formazione presso l’Accademia delle Belli Arti di Napoli, si trasferisce a Milano nel 1976. 
Il Nord Italia vive momenti di grandi fermenti artistici, in quegli anni. Esposito arriva sul finire della grande ondata del movimento “Concettual-comportamentista” che il critico Barilli definisce,di “Esplosione” la fase finale del processo.
Durante gli anni '76-'77 le sue opere giocano su grafiche essenziali, a tratti minimale, con uso di materiale quotidiano la cui realtà è sottoposta ad un’analisi tagliente, su sfondo monocromo. Esposito,  sposa il concetto dell’utilizzo del bianco come azzeramento di tutti i colori. Principio molto sviluppato da Piero Manzoni (1933-1963) artista scomparso prematuramente a Milano, che opera per anni alla serie di opere Achrome, dove sintetizza:  “l’infinibilità è rigorosamente monocroma”.

Enzo Esposito, Esterina Pacelli
Museo Arcos 
Esposito, guarda anche la scena artistica europea ed entra in contatto con l’Azionismo Viennese, una corrente artistica sorta in Austria nella prima metà degli anni Sessanta del Novecento, caratterizzata da un uso ostinato di immagini e tematiche di estrazione psicologica, sado-masochista e autolesionistica. In pratica, l’Azionismo Viennese segna il passaggio progressivo, da parte di alcuni artisti, dalla pittura tradizionale all’uso del proprio corpo e delle proprie azioni come elementi espressivi.

Anni importanti per l’arte contemporanea in Italia, fervori ed eccitamenti ne fanno da padrona poiché si guarda non solo alla tradizione artistica europea ma anche a quella statunitense.

Esposito, travolto dalla continua ricerca giunge alla fotografia come mezzo di indagine per esaltare l'atteggiamento autolesionistico delle performances:  allestendo un cerimoniale nel contrasto scenico tra luce e ombra, che gli permette di conoscere, non mediata dalla ragione, ma più viscerale attraverso il superamento dei limiti, l’evoluzione di espressione delle emozioni e delle passioni fino alla perdita di sé, per sopraggiungere all'estasi. Un massimalismo per inoltrarsi nella purezza espressiva.

Opera esposta al Museo Arcos
Risulta estremamente difficile sintetizzare i termini del suo operato dal 1976 ad oggi, ma citare le tappe essenziali solo per fissare i momenti salienti della sua Arte, è un passo doveroso per capire la sua poetica.

 Esposito, è uno dei primi artisti ad intuire, sul finire degli anni Settanta, l’importanza di un ritorno alla pittura, ed elabora una nuova dimensione pittorica “ambientale”. Un genere di pittura in grado di creare una continuità, coniugando sapientemente il cromatismo con lo spazio circostante.





Opera esposta al Museo Arcos
La sua prima istallazione, durante la mostra collettiva Pittura Ambientale 
(1979) nel Palazzo Reale di Milano, direttamente sulle pareti risulta una sperimentazione artistica di grande intensità, che gli permette,  negli anni Ottanta,  di entrare a far parte del movimento artistico “Nuovi Nuovi”, fondato dal critico d’arte Renato Barilli, divenendo uno dei maggiori esponenti della pittura aniconica (astratta). Da questo momento, ad Esposito, interessa l’esperienza di una pittura libera da ogni emozioni, fisicamente viva ma non circoscritta in un piano, anzi, fa emergere inserti tridimensionali di supporti diversi, riuscendo con una dinamica non prospettica e quindi non allusiva a conferire una irrequietezza segnico. Il pigmento e il segno non sono usati in senso rappresentativo o narrativo, ma sono radicati nella tensione mentale ed emotiva di animare il vasto spazio delle pareti.
Opera esposta al Museo Arcos
Oggi, di fronte alle opere che sono la continuità coerente di quel periodo, Enzo Esposito, nel pieno della sua maturità artistica e con la sapienza pittorica, racchiude la massima espressione del pigmento attraverso pennellate veloci,  librando intense vibrazioni.

Opera esposta al Museo Arcos












La mostra allestita al Museo Arcos fino al 22 novembre 2015, comprende circa trenta opere e sintetizzano il processo evolutivo del linguaggio pittorico del maestro Enzo Esposito.